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Cenni sulla Mutualita' La storia della Mutualità ha origini antiche. Affidata sin dai tempi dei Romani alle corporazioni artigiane, vede nei secoli l’affinamento delle forme mutualistiche primordiali legate al mondo del lavoro autonomo. Gli albori dello Stato unitario, a seguito della scomparsa delle corporazioni causate dai vincoli che esse ponevano ad ogni potere di libero commercio, vedono svilupparsi nel nostro paese le Società di Mutuo Soccorso all’interno delle quali prende forma la Mutualità Volontaria. Essa è ancora oggi regolata dalla legge del 15 Aprile 1886 n°3818. In questa legge viene istituzionalizzato il principio di solidarietà e di autodifesa sociale soprattutto per le fasce di popolazione meno favorite e protette. Tutto ciò precede sia la nascita dei sindacati che la costituzione delle Società Operaie. L’assenza di ogni forma di stato sociale e l’impossibilità economica dei lavoratori di sopportare i danni derivati da eventi negativi, ne favoriscono un rapido sviluppo. La svolta che sancisce definitivamente l’avvio della stagione mutualistica vera e propria è la promulgazione dello Statuto Albertino nel 1848, che afferma il diritto di inviolabilità del domicilio, il diritto alla proprietà e soprattutto, all’articolo 32, il diritto di adunarsi pacificamente e senza armi, cosa che favorisce proposte migliorative e condivise delle regole della convivenza sociale. Una figura chiave del movimento di solidarietà e mutualità del nostro paese può essere considerato Giuseppe Mazzini, le cui idee rappresentano un veicolo di grande importanza nella diffusione dei valori e degli ideali cooperativi e che favoriscono la nascita di molte società Operaie di Mutuo Soccorso tanto che, ai primi del ‘900, ne vengono registrate più di 8000, ufficialmente riconosciute. La loro rilevanza a cavallo di fine ‘800 è dimostrata dal fatto che più di 1.500.000 iscritti alle S.O.M.S. rappresenta quasi la metà della forza lavoro censita nell’industria (3.500.000 addetti). All’interno di esse, oltre allo sviluppo di forme mutualistiche volontarie , nascono circoli ricreativi, culturali e sportivi. Negli anni della 1^ Guerra mondiale lo sviluppo delle S.O.M.S. viene naturalmente rallentato anche se, al loro interno, frequenti sono le prese di posizione contro la guerra. Inevitabilmente gli aiuti si aprono alle famiglie dei soldati ed alla popolazione civile. Il successivo periodo, caratterizzato dalle abrogazioni da parte del fascismo di organizzazioni sindacali ed associative, vede la chiusura o la trasformazione delle SOMS in Case del fascio. Dopo il secondo conflitto mondiale la Federazione Italiana della mutualità prende il posto della soppressa Federazione Italiana delle società di mutuo soccorso e si allea con la Confederazione Generale del lavoro per rafforzare la tutela dei lavoratori. Se, in passato, le SOMSI hanno rappresentato la risposta ai bisogni del movimento nascente dei lavoratori, oggi, attraverso la mutualità volontaria, determinano le condizioni che permettono l’elevazione del livello di civiltà dei servizi ed in genere dello stato sociale. |
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IL CONTESTO STORICO
Il Friuli
,secondo il censimento ufficiale del 1881, contava 501.745
abitanti.La popolazione era distribuita in modo da dare particolari
caratteristiche economiche e sociali a tutto il paese.Non aveva
infatti, a differenza di altre provincie italiane, una grande città
per capitale in mezzo a villaggi e paesi di minima importanza. Nella
seconda metà dell’ottocento, ad esempio, Udine non superava i
24.000 abitanti mentre circa una decina d’altre cittadine e grosse
borgate contavano fra i 4.000 ed i 12.000 abitanti.Queste cittadine
erano sparse in modo da avere “civiltà diffusa in tutto il
territorio” e nessuna di queste città minori e grosse borgate
mancava d’istituzioni civili, sia per la beneficenza che per il
sociale consorzio.Il governo austriaco tenne accuratamente diviso il
Friuli in due parti: l’Udinese, che fu assegnato al Lombardo-Veneto;
mentre Gorizia, Gradisca e Monfalcone facevano parte degli “stati
ereditari”. L’Austria cercò in tutti i modi di impedire ogni
contatto tra le due parti del Friuli determinando una frattura che
rimase tale anche dopo la loro annessione all’Italia.All’interno
della stessa provincia di Udine la parte destra e quella sinistra
del Tagliamento crebbero con sviluppi diversi. A destra Pordenone si
andava estendendo sempre di più, tanto da contare, nella seconda
metà dell’800, circa 7.000 abitanti. La vocazione manifatturiera di
questo territorio faceva sin da allora intuire un passaggio
dall’artigianato all’industria in breve tempo. Era numerosa infatti,
in questa zona, la classe operaia, mentre la bassa pordenonese,
con le sue ricche e fertili terre, era monopolio di grossi
proprietari terrieri. La terra era lavorata da mezzadri che vivevano
isolati in mezzo alle campagne, completamente estranei alla vita
politica e sociale .Nella sinistra Tagliamento il terreno era meno
fertile e qui vivevano i piccoli proprietari fondiari. La provincia
di Udine, con una superficie di 6.500 chilometri quadrati, basava
la sua economia soprattutto sull’agricoltura esercitata in piccole
proprietà, con raccolti e ricavi modesti.L’Austria favorì la
diffusione della vite, del gelso e la produzione industriale della
seta e delle fibre naturali permise la nascita di nuove industrie;
furono costruite le ferrovie da Venezia a Trieste e da Conegliano a
Udine. Non fece altrettanto con il sistema bancario, naturale
supporto per la raccolta del risparmio e lo sviluppo industriale. Nascita delle SOMSI Anche in Friuli, come nel resto d’Italia, sorsero numerose, nella seconda metà del 19° secolo,le Società di Mutuo Soccorso, che ebbero prevalente carattere filantropico e patriottico. Essendo organizzate da filantropi di tendenze liberali moderate o mazziniane e di cultura laica, avevano un difficile rapporto con il mondo contadino, storicamente legato alla tradizione cattolica ed all’influenza clericale. Alle SOMS aderivano in genere coloro che peroravano la causa italiana contro il potere temporale del papato e, dal 1866, esse fiorirono in tutti i maggiori centri del Friuli, ad imitazione d’altre città italiane,e influenzarono particolarmente artigiani ed operai. Il sorgere di queste società in un Friuli ad estesa influenza cattolica è particolarmente interessante, essendo all’epoca forte il contrasto fra liberali e cattolici. Il clero rispose con la creazione d’altrettante società di stampo cattolico rivolte al mondo del lavoro. Nascono così le prime Latterie Sociali, estese in seguito ad ogni borgo rurale. Al fine di sottrarre influenza alle Società Operaie vi furono tentativi di costituzione di leghe professionali o sindacali. Nel periodo dopo la prima guerra mondiale, il movimento cattolico contrasterà le Società Operaie con la costituzione delle leghe bianche, che ebbero notevole successo presso il mondo rurale, rimasto in gran parte estraneo ad esse. L’economia locale
Alla
fine del 19° secolo la popolazione del comune era di circa 5.000
abitanti (censimento del 1881) e buona parte di essa si dedicava
all’agricoltura ed all’allevamento.Particolare
rilievo ha avuto quello dei bovini, che costituiva una parte
cospicua dell’economia locale. Secondo statistiche del tempo, i
proprietari di bovini erano circa 1.800 e 7.300 i capi di bestiame.
Il mercato di Codroipo, favorito dalla sua centralità geografica,
diventava un importante centro di scambio del bestiame e dei
cereali. Dal notevole afflusso di acquirenti e mercanti traevano
vantaggio economico soprattutto i gestori d’osterie, caffè e locali
pubblici. Nascita della Somsi di Codroipo.
La Società Operaia di Codroipo,
nell’intento dei suoi fondatori, doveva tutelare l’interesse degli
operai ed aveva, come per il resto d’Italia, carattere mutualistico
e assistenziale.Il
19 Marzo 1878, onomastico di Garibaldi, avviene il battesimo della
Società, festeggiato con un banchetto al quale partecipano cento
persone, tutti autentici lavoratori e viene nominato Presidente
Onorario lo stesso Giuseppe Garibaldi, a cui viene inviato un
telegramma di conferimento della presidenza onoraria. Il 10 Novembre
dello stesso anno, dopo la quarta seduta, la Società viene
costituita in forma ufficiale ed eletto all’unanimità quale
Presidente Daniele Moro. Vengono nominati anche un vicepresidente,
quattro consiglieri, un segretario, il cassiere e i revisori dei
conti. I suoi membri sono grossi possidenti rurali, nobili locali,
commercianti ed artigiani. La presenza di braccianti e mezzadri
risulta essere minima. Daniele Moro appartiene ad una delle
famiglie più in vista del paese, benché non potesse vantare origini
nobili. Il nonno Francesco era stato maestro di posta fino al 1825
circa. Ceduto l’ufficio di maestro di posta ad un’altra famiglia
codroipese, quella dei Ballico, Francesco Moro si dedicò
all’agricoltura e così fece suo figlio Gian Battista. Daniele Moro
nasce il 30 marzo del 1855. L’infanzia e l’adolescenza non sono
felici, sia per la morte della madre, avvenuta quando aveva pochi
mesi, sia per quella del padre e del fratello. Inoltre, difficoltà
d’ordine economico colpiscono la famiglia, che può contare
principalmente sulle entrate derivanti dalla proprietà terriera.
Daniele, quale imprenditore agricolo, riesce comunque a risollevare
le sorti della sua azienda e, in breve tempo, la trasforma in una
delle più moderne e attrezzate della zona. Quale filantropo fa sì
che, nella sua casa, trovino ospitalità gli esponenti del partito
liberale conservatore, allora dominante nella zona, molti dei quali
sono dirigenti del Comune di Codroipo.
Anni’50 Le attività precedenti vengono in parte ripristinate: -Mutualità ai soci -Scolarizzazione degli adulti -Scuola di disegno/Arte e mestieri -Servizio di carro funebre -Attività ricreative quali feste da ballo, proiezioni cinematografiche, organizzazione di gite sociali. Anno 1994 A seguito di una modifica sulla legge riguardante le Società Cooperative viene redatto un nuovo statuto che trasforma la Società in Associazione. nel 1996 viene deliberata la cessione della sede di Via Isonzo al Comune di Codroipo quale contributo per la realizzazione della nuova Biblioteca Comunale. Viene ceduto anche tutto il materiale costituente la Biblioteca SOMSI (14.500 volumi). Venendo a mancare gli scopi originali per cui la Società era nata ed in seguito all’assottigliarsi della sua base sociale seguirà un periodo di inattività. Nel 2003 l’allora Consiglio Direttivo decide di tentare un suo ricambio aprendo l’ingresso a membri terzi provenienti da altre realtà. Il nuovo corso, pur dibattendosi frà numerose difficoltà, rilancia l’attività associativa con alcuni progetti a medio termine. Mi riferisco in particolar modo a: -Banca della memoria -Raccolta e riorganizzazione dell’Archivio Storico in collaborazione con l’ASP D.Moro. -Concerto vocale e strumentale di musiche risorgimentali verdiane in occasione del 125° di fondazione. -Restauro ed esposizione al pubblico delle mappe catastali relative ai lasciti di D.Moro in occasione del 125° di fondazione. -Convenzione con l’ambulatorio fisioterapico dell’Asp per tariffe agevolate da riservare ai soci SOMSI. -Ristampa anastatica del libro di Chino Ermacora su D.Moro “Un fedele della terra” ed invio gratuito a 6.000 famiglie di Codroipo e Camino al T. -Rilancio dell’attività del Coordinamento delle SOMSI del F.V.G. -Stipula di un’accordo quadro per mutualità integrative sanitarie con la C.Pozzo. -Raccolta di testimonianze orali su D. Moro in collaborazione con la compagnie teatrale Agnul di Spere. -Cicli annuali di conferenze su storia e testimonianze del nostro territorio in collaborazione con l’assessorato della Cultura del Comune di Codroipo. |
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